Archivio per ottobre, 2012

 

 

 

Il ciclista privato delle sette maglie gialle al Tour de France. L’Uci: «Non c’è più posto per lui nel ciclismo»

Dopo la fuga degli sponsor, al ciclista Lance Armstrong vengono tolti i sette titoli del Tour de France. Travolto dallo scandalo doping, che ha portato i grandi marchi a rescindere i contratti che vedevano il ciclista texano come testimonial, la Uci ha fatto sapere che «non farà ricorso» contro la Usada, l’agenzia antidoping americana, che lo aveva squalificato a vita un paio di settimane fa. Lance Armstrong verrà privato di «tutti i titoli vinti in carriera», ha detto Pat McQuaid, presidente dell’Uci, la federazione internazionale, a Ginevra. Poi la conferma della sentenza dell’organismo americano: «Per Lance Armstrong non c’è più posto nel ciclismo, una cosa del genere non accadrà mai più».

Lance Armstrong Lance Armstrong    Lance Armstrong    Lance Armstrong    Lance Armstrong    Lance Armstrong

CANCELLATO DALLA STORIA – L’ex ciclista statunitense è stato radiato dall’agenzia antidoping statunitense (Usada) per il ricorso sistematico a sostanze illecite. Il provvedimento comporta, in particolare, la revoca dei 7 titoli conquistati dall’americano al Tour de France tra il 1999 e il 2005. «È un giorno decisivo per il ciclismo in un momento molto difficile. Il mio messaggio allo sport, agli atleti, agli sponsor e agli appassionati è che il ciclismo ha un futuro. Non ci troviamo per la prima volta a un crocevia importante, abbiamo già affrontato momenti complicati», dice McQuaid nella conferenza stampa a Ginevra. «Ringraziamo tutti i testimoni che hanno portato la loro testimonianza e con questa conferenza stampa vogliamo chiarire alcuni punti», ha proseguito McQuaid. Uci: Non c’è più posto per lui nel ciclismo

CULTURA DEL DOPING – Affrontando la vicenda Armstrong, vincitore del Tour de France dal ’99 al 2005, il numero 1 del ciclismo mondiale ha spiegato: «Da quegli anni le cose sono cambiate. Ora l’Uci può fare molto di più. In quel momento non avevamo possibilità di effettuare controlli adeguati. Per quanto mi riguarda devo ammettere che nel ciclismo esiste una cultura del doping e questo deve cambiare. La Uci è sempre stata in primo piano nella lotta al doping, ma la federazione non ha poteri di polizia e controllo». Per McQuaid, «le parole di tanti ciclisti sul caso Armstrong dimostrano che le cose possono cambiare».

 

 

 

Il texano, che comunque rimarrà nel comitato direttivo, fa un passo indietro per tutelare la fondazione che dal 1997 ha raccolto 500 milioni di dollari. La multinazionale sportiva pone fine al rapporto di sponsorizzazione

Lance Armstrong ha presentato le dimissioni da presidente della Livestrong, la fondazione da lui stesso creata a sostegno della lotta contro il cancro. La decisione, presa per limitare i danni derivanti dallo scandalo doping che ha coinvolto l’ex campione, giunge ad una settimana esatta dal dossier dell’Usada (agenzia antidoping statunitense) che lo inchioda con le testimonianze di alcuni suoi ex compagni di squadra.

Livestrong è stata fondata nel 1997 ed ha fino ad oggi raccolto 500 milioni di dollari per sostenere i pazienti malati di cancro. Nel fine settimana sono in programma le celebrazioni per il 15esimo anniversario. Armstrong, che ha sempre svolto gratuitamente il ruolo di presidente, fa sapere che rimarrà nei 15 membri del consiglio direttivo.

I compiti principali saranno ora svolti dal vice presidente Jeff Garvey, presidente-fondatore dell’ente con Armstrong nel 1997. “Questa organizzazione, la sua missione e i suoi sostenitori mi sono incredibilmente cari”, si legge in un comunicato di Armstrong reso noto dalla agenzia Associated Press. “Oggi – prosegue la nota – concludo la mia presidenza per risparmiare la fondazione da eventuali effetti negativi a causa della controversia che riguarda la mia carriera ciclistica”.
 
La Nike intanto ha annunciato la rescissione del contratto di sponsorizzazione con Armstrong:  “In ragione

delle prove apparentemente incofutabili – recita una nota – sul fatto che si è dopato ingannando la Nike per più di dieci anni, con grande tristezza poniamo fine al rapporto con lui”

La Repubblica 17 ottobre 2012

Ecco tutte le prove che incastrano Armstrong. C’è anche la deposizione dell’italiano Bertagnolli nel dossier-choc dell’Usada

GIORGIO VIBERTI
TORINO

Nelle 1000 pagine del dossier Usada viene anche riportata la deposizione fatta nel maggio 2011 dal ciclista italiano Leonardo Bertagnolli a Benedetto Roberti, pm di Padova, nell’ambito dell’inchiesta sull’attività del dottor Michele Ferrari, il medico inibito dall’Usada, dalla Federciclismo italiana e dal Coni per uso di pratiche dopanti. E sono rivelazioni eclatanti.

 

Ferrari dottor Epo. «Alla fine del 2006 – dichiara Bertagnolli – essendo sofferente di tiroide pensai di tornare dal dottor Ferrari. Chiesi il permesso al personale della Liquigas (team per il quale Bertagnolli corse nel 2007 e 2008, ndr) e nessuno si oppose alla mia decisione. Avevo conosciuto Ferrari nei primi anni di professionismo, quando correvo con la Saeco», cioè dal 2002 al 2004. Si trattò quindi di un ritorno dal medico chiacchierato. «Ferrari mi disse che il preparatore deve conoscere l’atleta e aggiustare il tiro, capii subito il senso di quella frase».

 

Anche Vinokourov. Ancora Bertagnolli: «Andai a St. Moritz da Ferrari assieme a Bertolini, il nipote ciclista di Francesco Moser (Leonardo o Moreno? ndr), Gasparotto, Pellizotti, Chicchi e tanti altri di altre squadre. Mi fu proposto di assumere eritropoietina. Già nel 2006, mentre mi stavo allenando per conto mio a Livigno, avevo visto Ferrari con un gruppo di ciclisti tra i quali anche Vinokourov. Rimasi a St. Moritz 10 giorni, durante i quali assunsi eritropoietina secondo le indicazioni di Ferrari. Ne avevo presa già dal 2003, ma Ferrari mi spiegò meglio le modalità di assunzione per non essere trovato positivo». Proprio in quel 2007 Bertagnolli ottenne nella Clàsica di San Sebastian la più importante vittoria della sua carriera. «So che da Ferrari andavano anche Popovich, Bileka e Kreuziger».

 

Autoemotrasfusione. Con l’obbligo della reperibilità per i corridori l’assunzione di Epo diventò più difficile, per cui «Ferrari mi consigliò di fare l’autoemotrasfusione. La cominciai nel 2008 ma la feci una sola volta, in estate, perché poi la Liquigas mi vietò di frequentare il dottor Ferrari». A tal proposito ieri il team Liquigas, in un comunicato, ha precisato che «nessun atleta poteva in alcun modo rivolgersi a medici esterni a quello dello staff sanitario del team. Bertagnolli fu autorizzato a effettuare le consulenze specialistiche necessarie presso l’endocrinologo di Ferrara, professor Degli Uberti». E fra pochi giorni Bertagnolli dovrà chiarire questo e altri punti presso la Procura antidoping del Coni, che l’ha comvocato per martedì 16 ottobre.

 

Armstrong-Pantani. Sempre nel dossier Usada si legge che Armstrong, due giorni prima della tappa sul Mont Ventoux al Tour del 2000 (quella della sfida con Marco Pantani, che precedette l’americano sul traguardo), si iniettò una sacca di sangue che gli era stata prelevata dopo il Giro del Delfinato. L’artefice di tutto era sempre Michele Ferrari, che avrebbe poi continuato a seguire Armstrong anche dopo il 2004, quando Lance dichiarò invece che il medico italiano era solo il suo punto di riferimento per le tabelle di allenamento.

Anche gh e steroidi. Dalle confessioni degli ex compagni di squadra emerge che Armstrong assunse anche gh (ormone della crescita) e testosterone (con effetti anabolizzanti), che in gergo veniva chiamato «olio d’oliva».

Bruyneel nel mirino. L’organizzatore del doping di squadra alla Us Postal sarebbe stato Johan Bruyneel, team manager e amico storico di Armstrong. Proprio ieri la Federciclismo belga ha inviato al giudice federale Jaak Fransen i capitoli riguardanti Bruyneel, il che significa l’apertura di un’inchiesta sull’attuale dirigente del team Radio Shack Nissan di Cancellara e dei fratelli Schleck.

 

Landis uomo chiave. Il doping di Armstrong e della sua squadra forse non sarebbe venuto a galla senza le dichiarazioni di Floyd Landis, ex gregario del corridore texano, che hanno fatto scattare l’inchiesta federale dalla quale sono poi scaturite le deposizioni giurate di 26 persone, fra cui 11 ex compagni di Armstrong.

Un milione di dollari. Nel dossier Usada ci sono anche le prove documentali dei versamenti di oltre un milione di dollari – in 11 rate, dal 1996 al 2006 – sui conti svizzeri di Michele Ferrari, email sui contatti tra il medico e il team, ricevute e pezze giustificative di ogni genere, oltre naturalmente alle prove scientifiche dei valori fisiologici di Armstrong in questi ultimi anni, in particolare dal 2009 al gennaio 2011, periodo nel quale l’americano tornò a correre dopo che si era ritirato nel 2005.

 

Accuse all’Uci. Non mancano riferimenti e velate accuse all’Uci (Federciclismo internazionale), responsabile secondo l’Usada di non aver controllato come avrebbe dovuto l’attività e i valori del corridore texano.

Protesta del Coni. Ieri c’è stata anche la dura protesta del capo della Procura antidoping del Coni, Ettore Torri, nei confronti del pm di Padova, Benedetto Roberti, per il verbale dell’interrogatorio del ciclista Leonardo Bertagnolli trasmesso all’Usada ma non al Coni. In effetti sembra quasi un dispetto del pm Roberti, visto che Usada e Procura Coni sono entrambi enti antidoping nazionali.

 

Armstrong fa spallucce. «Cosa faccio stasera? Sto in famiglia, non turbato», ha scritto ieri Armstrong su Twitter. I suoi pensieri sembrano concentrati maggiormente sui festeggiamenti per i 15 anni di attività della sua fondazione Livestrong che lotta contro il cancro.

 

Addio bronzo olimpico? L’ex numero 1 del ciclismo mondiale potrebbe perdere adesso non solo i successi nei sette Tour de France conquistati dal 1998 al 2005, ma anche il bronzo vinto nella cronometro ai Giochi di Sydney 2000. L’Usada ha infatti inviato il suo dossier anche al Comitato olimpico internazionale (Cio): la medaglia olimpica di Armstrong è protetta da prescrizione, visto che sono trascorsi più di 8 anni, ma considerata la gravità del caso il Cio potrebbe decidere di intervenire

 

 

 

 

 

 

Lo statunitense respinge le accuse ma il dossier Usada lo inchioda:«Frequentazioni con il dottore dal 1996 al 2006». A rischio anche il bronzo olimpico di Sydney 2000

 

 

Avanti, come se niente fosse. Lance Armstrong fa spallucce davanti al voluminoso atto d’accusa del’agenzia statunitense antidoping (Usada). In più di 1000 pagine sono contenute le prove delle violazioni antidoping commesse dal texano e dalla US Postal, la squadra con cui ha collezionato parte delle sue vittorie. «Cosa faccio stasera? Sto in famiglia, non turbato», ha scritto Armstrong su Twitter. I pensieri, come dimostra un link, sono dedicati ai festeggiamenti per i 15 anni di attività della sua fondazione. Chiaro anche il significato dell’hashtag utilizzato per chiudere il messaggio: onward, avanti.

 

“Un milione al dottor Ferrari”

Ma dalle carte del dossier spuntano dettagli che aggravano la posizione dello statunitense. Secondo l’Usada Lance Armstrong ha pagato al dottor Michele Ferrari più di un milione di dollari in dieci anni, dal 1996 al 2006.  Ferrari è il medico inibito a vita dal Coni: il suo nome compare in molte indagini sul doping ed è una figura chiave nell’inchiesta con cui l’Usada vuole dimostrare non solo la fondatezza delle sue accuse ad Armstrong, ma anche l’esistenza di un doping di squadra nell’Us Postal. L’agenzia antidoping statunitense è riuscita a tracciare i pagamenti per oltre un milione effettuati da Armstrong sul conto di una società svizzera che secondo l’Usada è riconducibile al dottor Ferrari: 11 versamenti dal 1996 al 2006 che proverebbero come il rapporto fra il texano e il medico inibito sia proseguito anche oltre il 2004.

 

Le testimonianze dei compagni

A riprova dello stretto legame fra i due l’Usada cita le testimonianze degli ex compagni di squadra di Armstrong fra cui quella di Tyler Hamilton, che ha ammesso come il dottor Ferrari gli abbia «iniettato Epo in un certo numero di occasioni», la prima sul camper del medico durante gli allenamenti al Sestriere nel 1999. «La testimonianza di Tyler Hamilton che il programma di allenamento del dottor Ferrari per lui includeva l’Epo è perfettamente in linea con quella degli altri cinque corridori dell’Us Postal che hanno ammesso di avere lavorato con il dottor Ferrari», scrive l’Usada nel suo dossier.

 

Bronzo a rischio

Intanto ha aperto un’inchiesta anche il Comitato olimpico. Oltre ai sette titoli conquistati al Tour de France, infatti, Lance Armstrong potrebbe perdere anche la medaglia di bronzo conquistata nella gara a cronometro alle Olimpiadi di Sydney nel 2000. L’ipotesi di agire contro il texano è al vaglio del Cio dopo aver esaminato il dossier dell’Usada. Ma ci potrebbe scattare la prescrizione, che nei casi di doping scatta normalmente dopo otto anni.

La stampa.it

 

Il veneto trionfa nella classica francese, dove l’anno scorso era stato secondo. Allo sprint batte due compagni di fuga.

 

L’italiano Marco Marcato (Vacansoleil) ha vinto la 106a Parigi-Tours, classica di chiusura del calendario europeo del World Tour. Al termine dei 235,5 km Marcato, secondo l’anno scorso, ha preceduto allo sprint due compagni di fuga, il belga Laurens De Vreese e l’olandese Niki Terpstra. Il tedesco John Degenkolb ha tentato per due volte nel finale di recuperare sul gruppetto di testa senza però riuscirci e piazzandosi quarto a 6″ dai primi tre.

la gara — La gara era iniziata con la fuga iniziale di un gruppo di undici corridori condotto dal francese Sylvain Chavanel. Il gruppo di testa, che era riuscito a guadagnare ben 4′ di vantaggio sul resto del plotone, è stato recuperato a soli 30 km dal traguardo, eccezion fatta per il danese Michael Morkov che ha tentato l’assolo fino a 17 km dall’arrivo. Poi il recupero di Marcato, Terpstra e De Vreese che a loro volta si erano staccati dal gruppone.

la vittoria della vita — “E’ la vittoria più importante della mia carriera – ha dichiarato il 28enne di San Donà di Piave, professionista dal 2005 -. Ho visto Terpstra attaccare e ho notato che un gran numero di corridori non sarebbe stato in grado di gestire un’eventuale fuga. Ora posso andare in vacanza soddisfatto di me”.

marcato da record — La vittoria di Marcato coincide anche con il record di velocità nella classica, coetanea della Gazzetta: si corre dal 1896. Il veneto ha percorso 235,5 km alla media di 48,629 km/h. Il primato precedente apparteneva allo spagnolo Oscar Freire che su 233 km aveva mantenuto la media di 47,730 km/h.

Gasport

A Reggio Emilia gli “Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova”: un’iniziativa per liberare dalle auto i gioielli del nostro Paese

alessio schiesari
Secondo una profezia del santo inglese Beda il venerabile, «quando cadrà il Colosseo, cadrà il mondo».

Tredici secoli dopo il monumento simbolo dell’Impero romano è ancora in piedi, ma è stato ridotto al ruolo di rondò spartitraffico, con la facciata in travertino e tufo annerita dai fumi dei gas di scarico. Basterebbe quest’esempio per capire l’importanza degli «Stati generali della bicicletta e della mobilità nuova», un’iniziativa lanciata da Legambiente, Anci, la Federazione amici della bicicletta e #salvaciclisti, che si tiene il 5 e 6 ottobre a Reggio Emilia e che ha ottenuto il plauso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L’idea è quella di promuovere una mobilità sostenibile, per liberare i centri storici dalle automobili e spingere le amministrazioni locali a creare nuove aree pedonali e ciclabili. Una politica urbanistica che dovrebbe essere la norma in un Paese a vocazione turistica come l’Italia, ma che viene frequentemente ignorata. In questo lo Stivale è più unito che mai, e da Nord a Sud gli esempi si sprecano. A cominciare da Piazza San Zeno a Verona, dove l’omonima basilica – uno dei simboli della città scaligera – fa da scenario a un desolante parcheggio di auto e motorini. Spostandosi nella vicina Brescia, la musica non cambia: nella splendida piazza Paolo VI – il cui perimetro è marcato dal porticato del Broletto e dalle chiese del Duomo, due gioielli dell’arte lombarda – ogni angolo disponibile è occupato dalle automobili in sosta. Con un’aggravante: tutta l’area era stata pedonalizzata, ma dal 2008 è stata quasi interamente riaperta al traffico. Scendendo a Sud la situazione non cambia.

 

Un esempio per tutti è piazza Bellini: nonostante le proteste dei comitati, lo slargo nel cuore della Palermo medievale è ormai ridotto a un garage a cielo aperto. E dove non arrivano le auto, parcheggiano i pullman. Come nella napoletana piazza Castello, o davanti al Maschio Angioino, sempre nel capoluogo campano.

L’obiettivo degli organizzatori dell’evento reggiano è ambizioso: la creazione di un libro di impegni per le amministrazioni locali, una sorta di memorandum che vincoli gli amministratori a prendere impegni concreti per migliorare la vita a ciclisti e pedoni.

 

La scelta di Reggio Emilia come sede dell’iniziativa è un riconoscimento all’impegno della città emiliana nel sostenere la mobilità a due ruote. Con 1.026 metri di piste ciclabili ogni mille abitanti Reggio è la città italiana più attenta ai ciclisti. Non solo per meriti propri, ma spesso per negligenza altrui.

Mediofondo dell’Olio 2012

Pubblicato: ottobre 1, 2012 in Uncategorized

Nella galleria fotografica le foto dela manifestazione