Archivio per gennaio, 2012

Sky, l’italiano si mette a disposizione del campione del mondo

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da gazzetta.it

Ciao a tutti gli appassionati lettori di tuttobiciweb. Approfitto di queste pagine per ringraziare e salutare tutti gli amici e tifosi che, durante la mia carriera, mi hanno sostenuto.
Purtroppo, mio malgrado, mi trovo a dover dare l’addio allo sport che ho tanto amato e che mi ha regalato tantissime soddisfazioni.
La mia avventura ebbe inizio nel 1991 quando, nella categoria G6, diedi i miei primi colpi di pedale con la mitica maglia bianco gialla dell’Ausonia Pescantina. Ho iniziato seguendo le orme dei miei fratelli Patrizio, Luciano e di mio papà Flavio, che mi hanno saputo trasmettere la loro grande passione.
Dalla prima volta che ho inforcato la mia Moser blu e fucsia, le stagioni si sono susseguite rapidamente. I ricordi sono scolpiti in maniera indelebile nel mio cuore e il solo pensiero mi emoziona tutt’ora!
Ricordo con grande gioia tutte le categorie giovanili, il passaggio tra gli under23 col Pedale Veloce Carpi, la prima maglia azzurra al Trittico delle Ardenne, la bellissima annata in maglia V.C.Mantovani che mi ha portato fino al professionismo,nel 2003, con la Mercatone Uno-Scanavino del mitico Marco Pantani… un sogno che diventava realtà!
Ricordo molto bene anche le prime difficoltà,il salto di categoria non è stato facile, in quegli anni i giovani dovevano sgomitare parecchio per farsi spazio, in gruppo c’erano moltissimi corridori esperti con carriere pluriennali alle loro spalle, corridori che ti mettevano soggezione solo a stargli vicino, non come adesso che l’età media tra i professionisti non supera i 25 anni. Nel ciclismo d’oggi o passi e dimostri subito di essere un fenomeno, oppure nel giro di una o due stagioni ti mettono già da parte.
Comunque, tornando a me, fortunatamente ho ottenuto subito dei buoni risultati e, dopo le prime due stagioni alla corte di Davide Boifava, è arrivato il salto tra i “big” del Protour con la francese Credit Agricole; un’esperienza durata tre anni, non facile ma bellissima; la mia prima volta in un paese straniero, le difficoltà nell’imparare la lingua e nel farmi capire, ma anche il bellissimo spirito di gruppo di una squadra che sfortunatamente non c’è più. Di quegli anni ricordo il debutto al Giro d’Italia, la lunga fuga nel tappone con arrivo a Ortisei, la grande amicizia col mio capitano Pietro Caucchioli e tutte le partecipazioni alle gare più importanti del calendario internazionale; Il Giro appunto, ma anche la Vuelta, la Milano-Sanremo, l’Amstel Gold Race, Freccia Vallone, Liegi-Bastogne-Liegi e tante altre; le numerose soddisfazioni e gli ottimi piazzamenti ottenuti, posso dire che è stata un’esperienza che vale un’intera carriera!
Dopo l’ultima (sfortunata) stagione in Francia, il ritorno in Italia nella “multietnica” Barloworld di Caudio Corti. Questo per me ha rappresentato il “passaggio di maturità”, era un ambiente stupendo, pochi corridori, tanto affiatamento ed un calendario importante da affrontare, con Corti ogni corridore si sentiva indispensabile. Tutt’altra cosa rispetto alle grandi squadre, dove nella marea di corridori che compongono la rosa, spesso è facile perdersi.
Proprio da qui prendo spunto per raccontarvi della mia ultima esperienza tra le fila della Liquigas-Doimo e Liquigas-Cannondale. Ricordo che nell’estate del 2009 stavo passando un periodaccio, già da qualche mese si sapeva che Barloworld non si sarebbe più impegnato nel ciclismo e lo stesso Corti ci aveva consigliato di sistemarci altrove perché lui non aveva più sufficenti garanzie di continuità.Proprio allora, con grande sorpresa, ricevetti una telefonata di Roberto Amadio in persona, che mi chiedeva se avessi già preso impegni per la stagione successiva; quasi incredulo, non ci pensai due volte a dirgli che sarei stato dei suoi! Pensavo di aver raggiunto il massimo, non riuscivo a capacitarmi di questa opportunità, immaginavo che per me sarebbe stata la “grande occasione”.
Purtroppo le cose non sono andate come mi aspettavo, ero abituato a realtà diverse, il mio modo di essere, spesso, contrastava con la logica di una squadra, che ha nei suoi capitani,nell’immagine e nelle vittorie gli unici veri interessi da tutelare, niente di più. Ciò nonostante ho sempre cercato di dare il massimo,sempre al servizio della squadra, poche occasioni personali in nome del capitano di giornata. Devo comunque dire che in questi due anni è stato un onore portare questa maglia, ho corso al fianco di grandi campioni come Basso e Nibali, ho visto nascere due stelle dal futuro splendente come Sagan e Viviani, insieme abbiamo ottenuto risultati strepitosi; con loro ho raggiunto il sogno di partecipare al Tour de France, un’emozione grandissima, un traguardo che fa di ogni corridore un grande corridore, per tutto questo non posso far altro che ringraziarli.
Tuttavia mi sento fortemente amareggiato per la totale mancanza di umanità e di spirito che regna tra i dirigenti di questa squadra. Non tanto per il fatto che sono stato “scaricato”(probabilmente il mio contributo non era così importante), ma per il modo con cui questo è avvenuto. Vi racconto iniziando da un paio di considerazioni; in questi due anni non ho mai ricevuto un solo richiamo, mai commesso una mancanza e ho sempre cercato,semplicemente, di fare il mio lavoro al meglio. Infatti, nel luglio scorso, durate lo stage in altura al Passo S.Pellegrino, Amadio volle incontrarsi con me per propormi il rinnovo del contratto, dicendomi che di me la squadra era pienamente soddisfatta.
Dopo un breve periodo di riflessione (concessomi da Amadio stesso) accettai la proposta nonostante non corrispondesse esattamente alle mie richieste. Da quel momento non ho fatto altro che sentirmi rassicurare sul nostro accordo, ma della sua formalizzazione con la firma del contratto non si è più discusso, anche perché c’erano tanti impegni a cui dover far fronte. Per me non era un problema aspettare, la consideravo una semplice formalità. Così fino ad arrivare alla 17° tappa della Vuelta, la FaustinoV-Pena Cabarga, dove alla partenza,Amadio, di ritorno dalla sua lunga vacanza negli Stati Uniti, mi comunica (con estrema disinvoltura) che per me non c’era più spazio in squadra.
Mi è semplicemente crollato il mondo addosso,per me è stato un fulmine a ciel sereno. La Vuelta (come tutto il resto della stagione) stava andando bene,avevamo già vinto delle tappe, Nibali era ancora in gioco per la classifica finale,io stesso sono stato protagonista di una bella fuga, dove solo gli ordini di scuderia mi hanno impedito di giocarmi la vittoria o almeno un buon piazzamento di tappa, insomma, sentivo la piena fiducia della squadra nei mie confronti ed io ero pienamente fiducioso nei loro. Non ho ancora capito cosa sia successo, il perché di questo inaspettato ripensamento, da allora nessuno dei dirigenti si è sentito in dovere di darmi delle spiegazioni.
Ovvio che a quel punto la situazione si è complicata irrimediabilmente. Nel periodo precedente avevo interrotto eventuali trattative con altre squadre, convinto di essermi sistemato. Inoltre in quel momento, tra fusioni varie e squadre che chiudevano, il mercato offriva pochissime chance. Ho persino sperato che la partenza del mio compagno Ponzi verso l’Astana potesse essere una buona occasione per rimediare, almeno così mi era stato promesso, ma niente, solo un’altra porta sbattuta in faccia!
Mi ritrovo così, a 32 anni, con mia moglie Chiara e la mia bimba di 11 mesi Caterina, a dover dire addio al mio amato lavoro,riorganizzare la mia vita e rimboccarmi le maniche per iniziare una nuova avventura. Proprio in questi giorni sto definendo l’apertura del mio nuovo negozio di divani e poltrone, porterò avanti una tradizione familiare che dura da oltre quarant’anni, è una sfida importante ed entusiasmante al tempo stesso, che mi permetterà anche di dedicarmi (finalmente) alla mia famiglia.
Questo è un brevissimo riassunto della mia storia ciclistica, nonostante non ci sia stato il “lieto fine”, per me rimane comunque una bellissima storia, fatta di gioie e dolori, ma che mi ha dato molto, sicuramente più di quanto possa avermi tolto!
Con questo concludo salutando tutti, ringraziando chi mi ha voluto bene e chi(anche se non gli ho citati, lo sanno benissimo) hanno reso possibile questa bella avventura durata 21 anni.

Francesco Bellotti

Uscita del 22 gennaio 2012

Pubblicato: gennaio 22, 2012 in Uncategorized

Divisa 2012

Pubblicato: gennaio 19, 2012 in Uncategorized

Uscita del 22 gennaio 2012

Pubblicato: gennaio 18, 2012 in Uncategorized

Domenica 22 cm, la C.C.C. organizza un’uscita per tuttiANDATURA CICLOTURISTICA“…partenza alle ore 09:30 dal distributore TAMOIL situato al bivio di “TORO ” sulla fondovalle Tappino con arrivo al distributore situato al bivio di S.Bartolomeo in Galdo. “Caffè per tutti” e ritorno. Km70 circa

Vuelta Chile 2012

Pubblicato: gennaio 16, 2012 in Uncategorized

Si è conclusa la Vuelta Chile 2012. Juan José Lobatosi si è imposto nell’ultima tappa, Patricio Almonacid con l’esiguo vantaggio di 18″ si è aggiudicato la vittoria finale. Soddisfacente la prestazione del nostro corregionale Antonio Testa che ha svolto un gran lavoro per l’argentino Max Richeze uomo di punta del Team Nippo.
Complimneti Antonio, “ad majora”

Luca Giuliani ci consiglia…………

Pubblicato: gennaio 16, 2012 in Uncategorized

Un saluto a tutti i ciclisti.
Spero di non disturbarvi ma volevo segnalarvi un sito con un programma molto facile da utilizzare per la gestione degli allenamenti.
Naturalmente è gratuito, semplicissimo da utilizzare e con molte funzioni come la gestione delle uscite, il calcolo delle frequenze cardiache secondo varie formule, il calcolo delle misure del telaio, il calcolo delle VAM ed altre che non ho avuto ancora il tempo di utilizzare.
Occupa veramente poco e credo che a molti i noi faccia davvero comodo per tenere un diario delle uscite e magari programmare i propri allenamenti.
Vi segnalo il link
http://www.totalbike.net/
Naturalmente bisogn andare sulla sezione Download. Li troverete anche un manuale in pdf.
Spero di esservi stato utile.

Ciao a tutti.

L’amarezza resta, ma l’orgoglio del campione sta uscendo fuori. Stefano Garzelli si appresta ad uscire in allenamento insieme agli altri compagni (la squadra è in ritiro a Francavilla a mare) e intanto riflette sulla sua situazione particolare: “Non è un mistero – comincia Stefano – avevo deciso di affrontare il mio ultimo Giro d’Italia e l’avrei fatto con lo scrupolo e l’impegno che da sempre caratterizzano la mia preparazione. Volevo lasciare il segno e, contemporaneamente, provare a far crescere su quelle strade il giovanissimo Betancur, un atleta di cui il Giro sentirà parlare e che già quest’anno avrebbe fatto cose importanti alla corsa Rosa. La notizia di non essere invitati al Giro ha ovviamente stravolto i miei programmi”.
Prima ancora che dal punto di vista sportivo, Stefano ha fatto un’analisi legata alla sua famiglia, ai suoi spazi: “ho tre splendidi figli e mia moglie è in attesa del quarto bimbo; nascerà il mese prossimo. Dopo quindici anni di professionismo servono motivazioni eccezionali per restare lungo tempo lontano dalla famiglia; motivazioni che ,a me personalmente, il Giro ha sempre dato. Quando ho avuto la notizia che il team non sarebbe stato invitato, ho parlato con mia moglie, ho voluto valutare insieme a lei le possibili strade da percorrere. Poi ci siamo trovati d’accordo su un aspetto, che da sempre è per me un punto fermo: se corro in bici è perché sono convinto di poter far bene, di poter lottare e dare spettacolo. Non andrò certo alle corse tanto per portare a spasso la bicicletta. Queste considerazioni e l’appoggio di mia moglie mi aiuteranno ad accelerare ancor di più la preparazione ed a puntare a far bene su impegni più vicini rispetto al Giro, a cominciare dalla Tirreno-Adriatico”.
I tantissimi attestati di stima arrivati da addetti ai lavori, stampa e dai tanti tifosi che hanno scritto e commentato la notizia sulla pagina facebook del team e sui siti web di settore hanno dato morale all’atleta dell’Acqua&Sapone: “non voglio deludere i tifosi – racconta Stefano – né gli sponsor che, come noi, credono in questa squadra”.
Il “cambio forzato” degli obiettivi stagionali porterà Garzelli a considerare l’ipotesi di partecipare a più corse in questa prima fase di stagione: il corridore e lo staff stanno valutando la possibilità che Garzelli sia presente anche al Giro del Mediterraneo (l’Acqua&Sapone sarà l’unica squadra italiana al via quest’anno).
“Quando ho vinto la Tirreno-Adriatico avevo partecipato al Giro del Mediterraneo – prosegue Stefano Garzelli – è evidente che prender parte alle gare dà un ritmo differente”.
Garzelli seguirà il suo programma di avvicinamento senza modificare il previsto periodo in altura: “sarà un ulteriore sacrificio ma – spiega Stefano – come ho già detto, se corro voglio farlo senza lasciare nulla al caso e presentandomi nella forma migliore”.
Il Team Acqua&Sapone, intanto, sta inviando le richieste di partecipazione al Giro di Baviera ed al Giro di Svizzera, corsa di grande prestigio nella quale Garzelli ha già ottenuto belle vittorie.
“Ma maggio è ancora lontano – conclude Garzelli – e quelle corse vanno ben preparate se si decide di andare. Nel frattempo voglio concentrarmi sulle corse di marzo e sulla Tirreno in particolare. Poi a fine marzo tirerò le somme ed insieme al Team decideremo il da farsi”.

La formazione italiana non è stata invitata al Giro d’Italia a favore della semisconosciuta squadra tedesca della NetApp. Una scelta che ha poco di tecnico e molto di economico. Lo sponsor minaccia l’addio

L’esclusione dell’Acqua&Sapone dalle squadre ammesse al prossimo Giro d’Italia rappresenta l’ennesima contraddizione di un ciclismo in crisi di identità e che davvero non sa più dove andare e cosa fare per farsi del male da solo. E’ chiaro il concetto che sta dietro alla convocazione della giovanissima formazione tedesca della NetApp, squadra certamente non di caratura pari alla solida formazione di Masciarelli &C: incentivare il ricambio, cioè fornire un’importante occasione di esperienza per i giovani per di più in quel quadro di globalizzazione e internazionalizzazione tanto caro ai massimi dirigenti del pedale mondiale. Che, però, come sappiamo, non sono scevri dal considerare l’aspetto economico dell’ingresso di formazioni o manifestazioni “solide” sul piano della finanza (vedi ad esempio, Giro della Cina). E dietro la NetApp c’è un colosso dell’informatica americano da 3,13 miliardi di euro di fatturato l’anno. Dunque, mentre in Francia (e quasi in tutto il mondo) prevale la difesa a spada tratta degli interessi nazionali, talvolta al limite dello sciovinismo, da noi succede esattamente il contrario.

Acquarone &C hanno scelto la strada più esterofila, penalizzando una solida formazione italiana. Una scelta che non trova spiegazioni tecniche e che ha fatto imbestialire gli esperti, anche all’interno della stessa equipe degli organizzatori della Rcs. E’ impensabile – infatti – che gente esperta di ciclismo (nella commissione wild card della Rcs figurano tecnici come Mauro Vegni e giornalisti specializzati come Pier Bergonizi), possa aver accettato su basi tecniche una scelta che vede opporsi ad una formazione – quella italiana – che potrebbe schierare elementi di primo piano come Garzelli (vincitore del Giro 2000 e titolare della maglia verde di miglior scalatore nell’ultima corsa rosa), la promettente stella colombiana Betancourt, velocisti come Ginanni e Napolitano, a (per ora) ancora anonimi pedalatori come Konig, il ceco che ha come miglior risultato il 2° posto all’ultimo Giro di Austria, Brandle, Schulze e Benedettini, unico italiano nella squadra diretta dal fumoso tedesco Jens Heppner , ex corridore, campione nazionale (1994) e maglia rosa per dieci giorni al Giro 2002 con i colori della Telekom, la formazione nella quale si faceva una sorta di doping organizzato in quegli anni, secondo quanto emerso dalle cronache recenti e meno recenti.

Così come sarebbe illogico non pensare che pesino altri motivi, tutti da decifrare, dal momento che l’esclusione della formazione di Palmiro Masciarelli – unica affiliata in Italia e dunque soggetta alle non facili regole finanziarie italiane – ha gettato nello sconforto il main sponsor Nando Barbarossa che, dopo dodici anni di militanza nel difficile mondo dei pedali, minaccia di abbandonare: “Siamo costretti a pensare seriamente di lasciare il ciclismo”, ha detto alla Gazzetta dello sport. Un danno economico per la stessa organizzazione della corsa rosa che vedrebbe cadere un contributo dell’Acquea & Sapone per la pubblicità al Giro di circa 400.000 euro (con l’Oreal, secondo fonti bene informate). Ovviamente se non controbilanciato da qualcos’altro. “Domani – spiega Palmiro Masciarelli, general manager della formazione abruzzese – avrò un incontro con Acquarone e spiegherò tutti i danni che comporterà per la mia formazione questa loro decisione. Solo con la tedesca Focus, la maggior produttrice di biciclette in Europa, (unico sponsor ciclistico sopravvissuto alla fuga per i clamorosi casi doping registrati in Germania negli anni passati: Telekom, Gerolsteiner, ecc., ndr) verrebbe a cadere un accordo per i prossimi tre anni – con altri due di opzione – di 200.000 euro. Altre trattative e altri progetti salterebbero ed io ho la responsabilità non solo dei corridori, ma anche del personale che lavora con me. Per questo andrò fino in fondo, contattando la Lega, l’Associazine Corridori, la Federciclismo. Mi appellerò anche al Consiglio di stato se sarà necessario

http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2012/01/11/news/giro_esclusione_acqua_sapone-27924216/

Visita medico-sportiva

Pubblicato: gennaio 11, 2012 in Uncategorized

Visita medico-sportiva.