Archivio per luglio, 2011

Tas-Contador, c’è un altro rinvio

Pubblicato: luglio 27, 2011 in Uncategorized

La decisione del Tribunale sul caso doping, prevista inizialmente a giugno e poi rimandata ai primi di agosto, slitta a novembre. Concorde la richiesta delle parti, che potranno presentare ulteriori osservazioni scritte

Era nell’aria dopo i tanti convenevoli fra il presidente della Wada, l’agenzia antidoping mondiale e la controparte. L’australiano John Fahey aveva detto nei giorni che precedevano il Tour 2011 che “bisogna tener conto della presunzione di innocenza” finché i processi non sono celebrati. Il fatto è, però, che quello dei Contador sulla positvità al clenbuterolo durante il Tour dello scorso anno (2010) sembra non doversi celebrare mai. O, almeno, per dirla con il proverbio si celebrerà “a babbo morto”. La discussione al Tas, il tribunale d’appello chiamato a decidere se abbia ragione la federazione spagnola ad assolvere il madrileno o se invece abbiano ragione Wada e Uci a chiederne la squalifica, è stata ulteriormente spostata. Avrebbe dovuto aver luogo dal primo al 3 agosto e invece, come riporta un laconico comunicato è stata sposta più avanti, Non è stata fissata neppure una data precisa e la comunicazione parla di novembre, aggiungendo un “probabilmente” che la dice lunga sulla volontà di chiarire la vicenda in tempi ragionevoli. E’ passato più di un anno dal “fattaccio” e ancora non c’è un pronunciamento definitivo. Poi ci si lamenta, nell’ambiente della perdita di credibilità…

Il regolamento attuale parla chiaro: perché l’infrazione al regolamento antidoping si verifichi, basta la presenza di una sola molecola e dunque la soluzione del caso sarebbe molto semplice. Si può essere comprensivi, conceder uno sconto della pena, ma, regole alla mano la sentenza sarebbe obbligata. Tant’è che la stessa federazione ciclistica spagnola questo aveva anticipato prima di essere fortemente influenzata dai massimi dirigenti politici spagnoli.

Ma, purtroppo, c’è di mezzo quella modifica al regolamento recente (benedetta dai dopati) che consente all’atleta di cercare di dimostrare l’assunzione inconsapevole. E dunque ecco che – non potendo contestare la positività in sé – Contador e la fitta schiera di periti ed avvocati che lo assiste puntano tutto su questa chance. Perizie e controperizie, allora. Le ultime avrebbero dovuto essere consegnate in questi giorni per discutere il caso ai primi di agosto e invece ecco emergere la necessità di altre scartoffie. “Uci, Wada, federazione spagnola sono d’accordo per un secondo scambio di memorie scritte e per stabilire un nuovo calendario della procedura”. In altri termini, incombendo ferragosto e le vacanze, se ne riparlerà a novembre e non prima.

Il tutto con una sola evidente motivazione: cercare un compromesso fra le regole chiaramente violate e l’importanza del personaggio. Per la serie: se hai i soldi e sei famoso non sei uguale agli altri comuni mortali. Un esempio che conosciamo bene, perché purtroppo diffuso di questi tempi anche da noi a tutti i livelli a cominciare dai nostri beneamati politici. Il tempo gioca a favore dello spagnolo, le cui dimensioni fisico-atletiche si sono ben viste all’ultimo Tour. E non erano certo quelle strabilianti del Giro. Il che porterebbe a porsi domande tanto inquietanti quanto destinate a non avere risposte. Come mai a poche settimane di distanza c’è stata per Contador questa sfortunata metamorfosi?

Dal punto di vista atletico si possono invocare diecimila attenuanti: il ritardo alla seconda tappa; le cadute, il ginocchio dolorante. Tutto vero, tutto plausibile. Però una cosa è certa: se Contador sull’Etna e sulle Dolomiti del Giro vinto da dominatore era uno scorpione capace di pungere con un pungiglione mortale, in Francia è apparso poco meno che una fastidiosa zanzara. Certo, l’orgoglio di reagire, la volontà di combattere c’era e il madrileno l’ha dimostrato: fa parte del carattere dell’atleta. Ma oggettivamente le sue prestazioni erano decisamente di livello inferiore.

A pensar male si fa peccato ma in questo ambiente difficilmente si sbaglia. E allora come non mettere sul piatto della bilancia la presenza di un’agenzia, quella francese (AFLD) che non fa sconti e quel laboratorio di Chatenay Malabry che è leader mondiale nella lotta all’epo? L’attenzione a non “uscire dai binari” potrebbe essere stata maggiore. Del resto, se le potenze medie sviluppate dai corridori più in vista nelle tappe con arrivo in salita quest’anno rientravano (sia pur di poco) nei limiti ammessi dalla normale fisiologia (6-6,2 watt/chilo) qualcosa vorrà pure dire. Specie in un ambiente dove certe dannate abitudini sono dure a morire. Vedi la positività di Kolobnev ad un diuretico. Pratica diffusa perché consente proprio di “neutralizzare” l’uso degli anabolizzanti.

Per dimostrare l’assunzione involontaria adesso si scomodano esperti e super tecnici. Là dove basterebbe la logica. Perché per accettare quella test bisognerebbe pensare che il povero madrileno sia davvero il campione mondiale della sfiga. E di gran lunga. Mangia una bistecca inquinata, portata da un amico che a sua volta ha avuto al sfortuna di prenderla da qualcuno che ha allevato la bestia di frodo iniettandole il clenbuterolo e che poi l’ha ammazzata quasi subito dopo l’iniezione, senza neppure attendere gli effetti desiderati (l’aumento della massa muscolare). Altrimenti il clenbuterolo avrebbe svolto i suoi effetti e non lo avresti trovato più nella carne, come succede negli Usa, dove le bestie trattate con clenbuterolo (lì è consentito, in Europa è vietato) debbono essere trattenute un certo periodo di tempo prima di andare al macello proprio per consentire alla sostanza di fare il suo effetto e di non ritrovarsi più nella carne.

Cosi lo sfortunatissimo Contador si sarebbe trovato alla fine di questa catena incredibile di circostanze sfortunate. Tesi, test, perizie e controperizie a parte è ben difficile da mandare giù. Però, per non sapere né leggere né scrivere, i nostri beneamati dirigenti sportivi rimandano ogni decisione. Fosse capitato ad altri come è capitato al povero Colò e a tanti atleti anonimi, non staremmo qui a perdere tempo. Ma, per dirla con il marchese del Grillo: “Contador è Contador e voi non siete un c… o”

Passerella finale agli Champs Elysees per l’australiano. Cavendish si conferma re dello sprint: tappa e maglia verde

Il Tour de France 2011 si conclude nel modo più scontato. Nel giorno del trionfo di Cadel Evans, al primo successo nella Grande Boucle, Mark Cavendish si aggiudica in volata l’ultima tappa, la Creteil-Parigi di 95 chilometri. Per il velocista britannico della Htc è il quinto successo in questa edizione del Tour: nello sprint sugli Champs-Elysées Cavendish ha preceduto il norvegese Boasson Hagen e il tedesco Greipel.

Cadel Evans, primo australiano a vincere il Tour, ha tagliato il traguardo attorniato dai compagni di squadra della Bmc, che hanno sommerso di abbracci il loro capitano al termine della gara. Il podio è completato dai fratelli Schleck: Andy si deve accontentare per il terzo anno consecutivo del secondo posto, a 1’34” dal vincitore, Frank è terzo a 2″30 da Evans. Il francese Thomas Voeckler, a lungo in maglia gialla, chiude al quarto posto (a 3’20”), davanti ad Alberto Contador (a 3’57”) e a Samuel Sanchez (a 4’55”). Damiano Cunego chiude in settima posizione, a 6’05” da Evans, davanti a Ivan Basso, ottavo con un ritardo di 7’23”.

Evans: «Un sogno che si avvera»
«Grazie per questa meravigliosa corsa, grazie ai due fratelli che mi affiancano sul podio. È stata un’esperienza meravigliosa per tutte le persone che hanno partecipato. Non potrei essere più felice in nessun altro posto al mondo». Sono state le prime parole di Cadel Evans che ha parlato dal gradino più alto del podio di Parigi alla folla presente. Evans ha ringraziato «amici, compagni, colleghi e concorrenti». «Sono vent’anni che inseguo il sogno del Tour de France, da quando ero un ragazzino di 14 anni. Con la mia squadra – ha aggiunto poi ai microfoni della tv francese – abbiamo lavorato tanto tutto l’anno per preparare questo Tour. Continueremo a crescere». Italiano d’adozione, Evans, che ha già dedicato il suo trionfo all’amico e allenatore Aldo Sassi, scomparso l’anno scorso, è stato raggiunto ai piedi del podio dalla moglie, varesina, che in un francese stentato ha commentato: «Ha lavorato molto per questo, se lo merita».

L’australiano stacca Schleck e mette un’ipoteca sulla corsa. Staccatissimi i due big italiani

Cadel Evans si prepara a diventare il primo australiano a vincere il Tour de France. In una corsa senza padrone da venti giorni, il 34nne della BMC arrivando secondo nella cronometro di Grenoble (a 7″ dal tedesco Tony Martin) ha messo le mani sulla maglia gialla e sul Tour de France. Il lussemburghese Andy Schleck, meno a suo agio nella prova e incappato in una giornata no, è secondo a 1’34”.

Nel testa a testa a distanza tra i due rivali, è Evans, nella logica dei pronostici, il più saldo di nervi ed il più veloce nelle gambe, anche se pesavano su di lui quei due Tour persi proprio all’ultima cronometro, nel 2007 (per 23″ da Contador) e nel 2008 (per 58″ da Sastre). Sono ora solo un ricordo. La superiorità della sua pedalata è stata una certezza sin dai primi chilometri. Partito con un deficit di 57 secondi, l’australiano ha respinto a 2’31” il più giovane degli Schleck, sul quale sembra cadere la maledizione dell’eterno numero due. Lo è per la terza volta consecutiva.

«Cadel ha fatto la crono della sua vita. Il Tour è finito ed io sono un po’ deluso – ha commentato Andy Schleck – perchè avrei voluto vincerlo. Ma ho solo 26 anni e tornerò per vincere». Arrivato 17/o, Andy, che forse ha lasciato tutte le energie sulle Alpi, ha comunque fatto meglio del fratello Frank (20/o). Thomas Voeckler non è riuscito ad insidiare il suo terzo posto. Un’impresa storica gli Schleck l’avranno comunque compiuta perchè vedere due fratelli su un podio non è così comune.

Alla fine Evans ha chiuso con un tempo di 55’40” e per 7″ non ha fatto tremare persino il vincitore Tony Martin, grande specialista dell’esercizio, che aveva già vinto su quello stesso identico percorso al Giro del Delfinato. Terzo di giornata, a 1’06”, è Alberto Contador. Il bilancio di questa crono è amaro per gli italiani. Sia Ivan Basso (34/o a 3’46”) che Damiano Cunego (31/o a 3’38”) hanno realizzato dei tempi altissimi, ma se Basso tiene l’ottavo posto della generale, Cunego precipita dal quinto al settimo. «La crono resta il mio punto debole – ha riconosciuto Cunego nel dopo-tappa -, ma vado via dal Tour con la consapevolezza di essere tra i migliori».

Da anni protagonista del ciclismo che conta, Cadel Evans, che è andato a vestire la sua maglia gialla con gli occhi lucidi dall’emozione, è dunque ad un passo dalla vittoria del Tour, che sarà ufficiale solo domani all’arrivo sugli Champs-Elysees, dopo 160 km che partono da Creteil e poi, negli ultimi 58, scrivono un otto intorno alla capitale. «Non riesco ancora a crederci – ha commentato Evans -. L’anno scorso avevo preso la maglia gialla, ma poi mi sono rotto il gomito. Anche quest’anno ci sono stati dei momenti caldi, sul Galibier ho temuto che la vittoria mi sfuggisse di mano, ma ho mantenuto la calma. Ho visto per la prima volta il Tour de France in tv vent’anni fa e da allora mi alleno». La sua vittoria la dedica all’amico e allenatore Aldo Sassi che, scomparso lo scorso anno, è stato al suo fianco per tanto tempo.

Grande protagonista Contador, che poi cede nel finale. L’amarezza di Basso: «E’ una delle giornate più difficili»

La tappa tanto temuta dell’Alpe d’Huez, 109,5 km con le salite anche del Telegraphe e del Galibier, l’ha vinta il giovane francese Pierre Rolland (team Europcar), gregario dell’ormai ex maglia gialla Thomas Voeckler e che ha dato alla Francia l’unico successo di tappa in questa edizione del Tour. Ma il vero acuto è stato quello di Alberto Contador. Un acuto tanto atteso e arrivato all’ultima chiamata: sull’Alpe d’Huez. Lo spagnolo della Saxo Bank ha lanciato l’attacco disperato ai piedi dell’ultima salita della giornata e ultima salita del Tour de France 2011. Mancavano 13,8 km al traguardo, tutti quelli che portano alla sommità, e il vincitore della Grande Boucle dell’anno scorso è scattato alla sua maniera: secco, tagliente, incisivo, pedalando «en danseuse» e spingendo come un ossesso.

In breve tempo ha fatto il vuoto, si è lasciato dietro gli altri big della corsa, è andato a riprendere due gregari in fuga ed ha proseguito la sua salita in bici verso la vetta. È arrivato ad avere due minuti di vantaggio su un indomito Cadel Evans e su un Andy Schleck forte del fatto che la maglia gialla Voeckler era ormai dietro e il leader nella classifica generale era dunque lui. Poi il ritmo dello spagnolo è calato, ovvero gli inseguitori più agguerriti non hanno mollato. In mezzo c’erano Sanchez e Rolland, gregario di Voeckler e in corsa per la maglia bianca; più indietro Velits e De Gendt.

Il più giovane degli Schleck, Andy, ha provato a dire a Evans che forse era il caso di accelerare per evitare che Contador recuperasse troppo in classifica generale, con il rischio che domani nella crono di possa addirittura vincere il Tour, ma l’australiano ha fatto intendere che avrebbe proseguito con il suo passo, consapevole che per lui domani sarà solo il 26enne lussemburghese il vero avversario nella corsa contro il cronometro. Ai meno 3 dal traguardo il vantaggio di Contador sugli Schleck e su Evans & Co. è sceso a un minuto. Proprio ai meno 3 km lo spagnolo è stato ripreso da Sanchez e Rolland, mentre più indietro c’è stato lo scatto di Cunego, uscito dal gruppo dei migliori ma subito ripreso da Evans e Andy.

Quanto a Basso, anche oggi in crisi in salita. Alla fine tappa a Rolland, mentre Contador è arrivato con un ritardo di 27 secondi, vedendo fallire il suo disperato tentativo di far saltare il banco e riportarsi a ridosso di Evans e dei fratelli «Cip e Ciop» lussemburghesi. Infatti più indietro solo di una trentina di secondi ecco Evans e appunto gli Schleck. «Non è avvenuto quello che
aspettavo e cioè di poter crescere nella seconda parte del Tour – ammette sconsolato Basso – ho cercato di difendermi come ho potuto, è stata una delle giornate più difficili, ma credo almeno che bisogna apprezzare il mio impegno per resistere». Domani sarà tutt’altra cosa nella cronometro di domani a Grenoble. Lì si deciderà davvero il Tour di quest’anno. Da segnalare in classifica generale il quinto posto di Damiano Cunego.

Si corre quest’oggi la 19a tappa del Tour de France 2011, Modane-Alpe d’Huez di 109,5 chilometri. La frazione odierna è l’ultima tra quelle di alta montagna e potrebbe delineare ancora di più la classifica generale della Maglia Gialla, dopo lo scossone nella tappa di ieri. Andy Schleck è andato ad un passo dal conquistare il primato e ora si trova a soli 15″ di distacco da Thomas Voeckler; rispetto al lussemburghese, hanno perso diversi minuti tutti gli altri big con Alberto Contador che ha avuto la peggio, andando in crisi negli ultimi chilometri del Galibier.

Non male gli italiani Ivan Basso e Damiano Cunego che sono giunti al traguardo assieme a Cadel Evans e Franck Schleck. Quest’oggi è previsto l’arrivo sull’Alpe d’Huez, ma i corridori dovranno affrontare prima altre due salite molto impegnative, la prima è il Col du Telegraphe e la seconda è il Galibier, che verrà affrontato nuovamente dal plotone. Saranno però solo gli ultimi chilometri a decidere la corsa, con i tornanti dell’Alpe d’Huez che saranno decisivi. Visto che gli italiani difficilmente potranno vincere il Tour de France, sarebbe bello almeno vedere uno di loro tagliare per primo il traguardo, in quella che è una delle tappe più belle di questa edizione. Domani ci sarà poi la cronometro e domenica l’arrivo a Parigi.

Al diciottesimo giorno del Tour si è visto finalmente il ciclismo che la gente ama: l’impasto di emozioni e di follia che obbligano a non staccare l’occhio dalle immagini come davanti a un grande thriller. Che a produrre il tutto sia stato Andy Schleck, di solito un tacchino freddo, non era previsto dal copione. Proprio lui, che per due anni ha perso contro Contador non sapendo osare nel momento decisivo e che stava ripetendosi in peggio, ha dato una sterzata alle abitudini. «Andy ha un solo modo per battere Contador ed è di essere aggressivo – ripeteva suo padre Johnny, un ex professionista che nel’ 70 si piazzò diciannovesimo al Tour -. Ma i miei figli sono troppo gentili per essere corridori».

Per una volta il ragazzo l’ha smentito. Ha aggredito la corsa, ha vinto alla grande sul Galibier e si candida al successo: ora è secondo a 15″ da Voeckler e oggi c’è la terza fatica alpina che scollerà il capoclassifica francese. Restano sulla sua strada il fratello Frank che non gli farà la guerra e Cadel Evans, il pitbull ancora favorito perché a cronometro può recuperare il ritardo che ha.

Quanto alla bestia nera, Contador, in crisi dopo aver mandato segnali di riscossa per due giorni, ha abbassato le armi. «Stavolta è finita, ho provato a raddrizzare le cose ma non ci sono riuscito» ha ammesso don Alberto che dal 2007 non perde una gara a tappe. In teoria potrebbe ancora farcela con un prodigio all’Alpe d’Huez e domani a Grenoble nei 42 km contro il tempo. Tuttavia non è aria di miracoli. L’annuncio della sua possibile catastrofe era rimbalzato intorno alle 13: «Si è fatto visitare il ginocchio dal medico in corsa, dice che gli fa male». C’era tutta la tappa davanti. E che tappa. Il colle dell’Agnello, l’Izoard, il Galibier con l’arrivo per la prima volta in cima. Contador ha tentato il bluff, acquattato tra i rivali, ma era la mano sbagliata per provarci: le carte giuste se l’era servite Andy Schleck.

Andy il gentile aveva avuto una pensata. «Stamattina ho deciso che avrei rischiato il tutto per tutto. Non volevo arrivare quarto a Parigi» ha rivelato il più giovane dei fratelli lussemburghesi. Di già che c’era ha esagerato. E’ partito a 5 km dal culmine dell’Izoard e i rivali l’hanno rivisto 60 km dopo, sul Galibier dove è giunto da solo con un’impresa dal sapore antico: quasi una Pantanata. Qui tredici anni fa il Pirata diede 9′ a Ullrich, nella tappa di Les Deux Arcs. Andy si è accontentato di 2′ e rotti. Pantani conquistò la maglia gialla e Andy invece l’ha sfiorata.

Ma le differenze non importano. E’ l’azione che vale. «Finalmente ho visto qualcosa che si ispira alla storia del ciclismo», ha sospirato Eddy Merckx: con le nuove strategie per cui si aspetta l’ultima montagna per attaccare non è contemplato che un campione si impegni in una fuga così lunga. Infatti quando Schleck è partito, alzandosi sui pedali, nessuno gli ha creduto nè ha provato a inseguirlo. «Impossibile che arrivi in fondo, cuocerà».

Non è stato così. Il piano era stato preparato con cura. Andy ha scollinato l’Izoard, ha trovato Monfort che l’aspettava per pilotarlo giù per la discesa (perché lui nel scendere è un mezzo disastro) e che l’ha aiutato sul piano. Gli inseguitori erano distratti. «Tanto Andy cuocerà». Traccheggiando gli hanno concesso 4′ e mezzo ed erano un gruppo di 35 corridori contro un manipolo di 5, esposti al vento. Quando dietro hanno capito il pericolo era tardi. Salendo il Galibier Contador era al chiodo, Sanchez peggio. Solo Evans ha tirato il gruppo per limare il distacco: nessuno gli ha dato il cambio. Non Basso dal quale attendevamo più verve. Non Cunego. Soprattutto non Voeckler che doveva difendere la maglia gialla ma ha fatto il succhiaruote: del resto neppure lui crede di avercela ancora, la maglia. Evans è stato commovente. Interpretava il Galibier come una crono in salita contro Andy e gli rosicchiava il paio di minuti che lo mantengono in corsa. Lo Schleck finiva stremato ma caricato a pallettoni. «Ero partito per prendere la maglia – ha detto – e non ci sono riuscito. C’è tempo per farlo all’Alpe d’Huez». Sta a vedere che ha perso la gentilezza.

Basso e Cunego al quinto posto
Basso e Cunego sono appaiati al quinto posto. Riammessi i corridori fuori tempo massimo: erano oltre la metà dei concorrenti. 18ª tappa Pinerolo-Galibier di 200,5 km. Ordine d’arrivo: 1. Andy Schleck (Lux-Leopard) in 6h07’56”; 2. Frank Schleck (Lux) a 2’07”; 3. Evans (Aus) a 2’15”; 4. Basso (Ita) a 2’18; 5. Voeckler (Fra) a 2’21”; 6. Rolland (Fra) a 2’27; 7. Cunego (Ita) a 2’33”; 15. Contador (Spa) a 3’50”; 18. S.Sanchez (Spa)a 4’42”. Classifica generale: 1. Voeckler in 79h34’06”; 2. A.Schleck a 15″; 3. F.Schleck a 1’08”; 4. Evans a 1’12”; 5. Cunego a 3’46”; 6. Basso st.; 7. Contador a 4’44; 8. S.Sanchez a 5’20”. Oggi la 19ªtappa da Modane all’Alpe d’Huez di 109,5 km.

Impresa alla Pantani sul Galibier: fuga di 60 chilometri e Contador staccato di 4′. Voeckler conserva la maglia gialla per 15”

«Basso deve provare ad attaccare. Che importa arrivare 5° o 6°?»

Felice Gimondi, 68 anni, è l’unico italiano vivente ad aver vinto un Tour (1965). Dopo di lui c’è riuscito solo Pantani (1998), scomparso però nel 2004.

Gimondi, chi vince il Tour?
«Evans, è furbo. O Contador, in crescita. Non vedo altri».

I fratelli Schleck?
«Deludenti. Controllano, si girano indietro, studiano. Ma quand’è che attaccano davvero?».

Basso non ha chance?
«Finora non ha detto nulla. In due giorni ha perso secondi. Metta la squadra davanti a tirare e ci provi. Che gli importa di arrivare 5° o 6°?».

Le piace questo Tour?
«Non molto. La lotta si è accesa solo in queste ultime tappe. Prima si sono visti solo Hushovd, Gilbert, Cavendish o Voeckler, che non fanno classifica».

Ma Voeckler è in giallo…
«E salterà prima di Parigi: è troppo debole a cronometro e sulle salite vere».

Cunego davanti a Basso: sorpreso?
«Damiano mi è piaciuto, ma la verità è che non abbiamo più un corridore da grandi giri. E non ne vedo neanche fra i giovani».

Tour de Force, Basso non regge

Pubblicato: luglio 21, 2011 in Uncategorized

Contador trascina i big in discesa verso Pinerolo, il varesino si stacca. Oggi altra battaglia su Colle dell’Agnello e Galibier
Non conosciamo i proprietari della villetta inquadrata più volte lungo la discesa da Pramartino ma si tratta certamente di una famiglia ospitale. Se avessero chiuso il cancello del cortile di casa, con i forestieri che si aggiravano, staremmo al Pronto Soccorso di Pinerolo a raccontare le sofferenze di due corridori e uno è Thomas Voeckler. Invece il buon senso ha suggerito di lasciare le porte aperte e la maglia gialla del Tour, come il suo connazionale Hivert, ha infilato la provvidenziale via di fuga come se entrasse al volo all’osteria per rifocillarsi: Voeckler ha perso nella manovra una manciata di secondi e il ritmo per restare sulla scia di Contador però ha evitato come minimo una frattura. Ne è consapevole. «Se ci fosse stato un muro – ha detto – non avrei potuto fermarmi e ci avrei rimesso una clavicola».

Oggi il nuovo idolo dei francesi sarà alla partenza per difendere quel che resta del suo primato, eroso negli ultimi due giorni. I sogni di gloria sono agli sgoccioli, il Tour sta per trovare una maglia gialla più credibile e pensiamo succederà sul Galibier. Contador è pronto. Ha limato il distacco da Voeckler, ha spedito Basso più lontano, ha messo alla frusta gli altri che si sono spesi negli ultimi 3 chilometri per acchiappare lui e Samuel Sanchez, l’altra furia spagnola, anche se non bisogna dirlo ai baschi della sua squadra perché si sentono di un’altra nazione. Erano fuggiti nella discesa. Un toboga tra gli alberi, un gioco di sole, di ombra e curve. Al Giro non successero incidenti, qui neppure. C’è un santo ammanicato col Signore che protegge i corridori.

La tappa è vissuta della fuga da cui ha poi preso il volo Boasson Hagen e soprattutto del saliscendi di Pramartino. Fatta in auto la salita è ripida e snervante, la discesa infida. In bici altrettanto, nel complesso sono pochi chilometri che lasciano il segno. Regala un’emozione quasi sadica. Servono gambe, coraggio, equilibrismo, tecnica. Contador ha tutto. Per questo lo vediamo ancora in giallo a Parigi. A Gap lo spagnolo aveva attaccato in salita con due strappi, qui l’ha fatto in discesa guizzando col sapiente spostamento del peso che l’aiuta a stare in strada. Ha superato la fase della malinconia e del dolore, pensa alla corsa e non al ginocchio. La pedalata è di nuovo fluida, lo stile ha perso la precarietà condizionata dall’attesa a ogni metro di una fitta.

Non è al meglio ma si avvicina, ha ritrovato tempismo e arroganza in corsa. Con Sanchez ormai fa coppia. Come la fanno i fratelli Schleck. È l’alleanza iberica nata per contrapporsi ai rivali lussemburghesi che fanno sempre squadra e hanno al servizio un team più forte dell’Euskatel e più ancora della Saxo di don Alberto. Gli spagnoli scattano insieme, salita o discesa che sia. Si danno i cambi nelle fughe, come è stato ieri, anche se alla fine non hanno prodotto nulla per la reazione degli Schleck e di Cadel Evans, il quale ha portato a casa senza danni un’altra tappa rischiosa. Contador aveva bisogno di un complice, Sanchez sa che stando con lui negli attacchi può finire sul podio. Intanto è diventato una «star», sempre al centro delle azioni interessanti.

Oggi nel vero tappone del Tour vedremo se l’alleanza è teoria o realtà. Contador non ha interesse ad alzare il ritmo da lontano, lo facciano gli altri. A lui, se quanto abbiamo visto non è un bluff, bastano gli ultimi dei 23 chilometri del Galibier anche se si fanno dal versante (si fa per dire) meno duro. Il Tour senza padrone è pronto ad averne uno. Contador o Evans nel pronostico. Non Basso che sulla discesa di Pramartino è stato la vittima della giornata. Cunego l’ha scavalcato in classifica, nella sfida per il miglior italiano. Per vincere al Tour bisogna essere forti in tutto: discesa, cronometro, avere scatto in salita. Basso eccelle solo nei tapponi duri di infinita montagna. Questo è il suo. Provi a vincere.

Tour, prima tappa con maxi-caduta

Pubblicato: luglio 3, 2011 in Uncategorized

La prima tappa a Gilbert. Spettatore innesca capitombolo che spacca in due il gruppo

Va a Philippe Gilbert la prima tappa del Tour de France. La più importante gara ciclistica a tappe è partita sabato mattina da Passage du Gois, suggestivo ponte naturale sulla costa atlantica, e dopo 191,5 km di costa ed entroterra è arrivata a Mont des Alouettes, dove il belga della Omega Pharma Lotto ha tagliato il traguardo per primo. La prima maglia gialla di questa nuova edizione del tour ha impiegato 4 ore, 41 primi e 31 secondi, precedendo di tre secondi l’australiano Cadel Evans (Bmc), bruciato sullo sprinti.

LA CLASSIFICA – Gilbert conquista anche la prima maglia gialla di leader della classifica generale. Una caduta a circa 9 km dal traguardo ha spezzato in due cordoni il gruppo: attardato a 1’20”, fra gli altri, lo spagnolo Alberto Contador, campione in carica e grande favorito per la vittoria finale. In realtà Gilbert non ha lasciato molto spazio alla concorrenza, confermando i pronostici della vigilia. Dopo essere riuscito a neutralizzare l’azione dello svizzero Fabian Cancellara, scattato nell’ultimo chilometro. Il belga ha poi resistito al ritorno di Evans, che si è dovuto accontentare del secondo posto. Il norvegese Thor Hushovd (Garmin) ha regolato allo sprint il primo gruppo.

LE CADUTE – La maxi-caduta avvenuta a 9 km dal traguardo è stata innescata da un contatto fra un corridore dell’Astana e uno spettatore fermo al lato della strada. Contador non è finito a terra ma ha perso contatto dai primi e ha tagliato il traguardo in ritardo di 1’20 secondi. Un’altra caduta a 2 km della fine ha visto coinvolti anche Ivan Basso (Liquigas) e il lussemburghese Andy Schleck (Leopard Trek), giunti poi insieme a Contador, ma il ritardo dei due non è stato conteggiato in generale perchè il tempo è stato neutralizzato. Basso e Schleck, di conseguenza, sono a 6 secondi dalla maglia gialla, nel gruppo che comprende anche Damiano Cunego

Il varesino è fiducioso alla vigilia della corsa francese: “Sono in condizione, frutto di un lungo lavoro iniziato a gennaio. Mi manca il riscontro della gara, ma le sensazioni sono buone”

Il lunghissimo approccio non è stato dei più confortanti, tra la caduta in allenamento e un rendimento mai all’altezza del suo blasone, ma ora che il Tour de France sta per iniziare, in Ivan Basso prevale entusiasmo e ottimismo. “Siamo determinati e convinti di poter essere tra le squadre protagoniste” afferma il capitano della Liquigas Cannondale. “Il Tour è una corsa intensa, da vivere giorno dopo giorno, che nasconde pericoli e sorprese anche quando sembra tranquilla. Sono qui per inseguire il sogno di conquistare la maglia gialla e negli occhi dei miei compagni vedo una grande voglia di aiutarmi e tanta fiducia. Non ci resta che partire e dare tutto ciò che abbiamo per arrivare più in alto possibile”.

Un Ivan Basso fiducioso dunque, conscio di aver preparato con scrupolo l’appuntamento dell’anno: “La mia condizione attuale è frutto innanzitutto di un lungo lavoro, iniziato a gennaio con lavori di fondo e resistenza. A maggio ho intensificato gli allenamenti per migliorare brillantezza e colpo di pedale, salvo dover rallentare a causa della caduta occorsa sull’Etna. Uno stop che non ci voleva, ma il terreno per recuperare c’era. Ho corso il “Delfinato” come allenamento, poi ho rifinito la forma con un nuovo ritiro in altura al Passo San Pellegrino. In tutta coscienza dico che più di così non potevo fare. Mi manca il riscontro delle corse ma le sensazioni sono buone e le gambe assecondano le testa. Conosco ciò che ci aspetta da domani e ai compagni ho detto solo di stare tranquilli: un fattore imprescindibile per poter andare lontano”.

Basso analizza il percorso: “Nelle prime tappe la squadra sarà fondamentale perchè affronteremo percorsi insidiosi, poi ci aspetta la cronosquadre. In questi giorni l’abbiamo provata più volte per oliare i meccanismi e conoscere il tracciato nei minimi dettagli. Al mio fianco ci sono ottimi passisti grazie ai quali, sono certo, faremo una grande prova. Il clou inizierà con i Pirenei, mentre sulle Alpi si deciderà la corsa: lì conto di essere al top della condizione”. Le ultime parole sono sugli avversari: “Contador e Schleck sopra tutti, ma i pretendenti al podio sono veramente tanti. Gesink, Van den Broeck, Evans, Wiggings, Sanchez, la pattuglia è folta e questo renderà il Tour ancora più spettacolare”.