Archivio per maggio, 2011

Valori di VO2 assolutamente disumani.

Pubblicato: maggio 31, 2011 in Uncategorized

Grafico postato da Giancarlo di Marzo
Qualcuno crede ancora che vanno a pane e acqua? Forse solo CASSANI!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Bis di Contador, suo il Giro 2011

Pubblicato: maggio 29, 2011 in Uncategorized

A Milano passerella per l’iberico, commosso sul traguardo. Crono finale allo scozzese Millar

Alberto Contador ha vinto la 94esima edizione del Giro d’Italia. Lo spagnolo della Saxo Bank ha conservato la maglia rosa di leader della classifica generale dopo la crono conclusiva di Milano. Per il corridore iberico si tratta del secondo successo al Giro dopo quello del 2008.

Michele Scarponi (Lampre) ha conquistato il secondo gradino del podio finale della “corsa rosa” davanti a Vincenzo Nibali (Liquigas), terzo. La ventunesima ed ultima tappa, cronometro di 26 km con partenza dalla Fiera di Rho-Pero e arrivo piazza Duomo a Milano, è stata vinta dallo scozzese David Millar (Garmin) con il tempo di 30’13”.

Contador, un gesto da campione.

Pubblicato: maggio 27, 2011 in Uncategorized

Lo spagnolo si accontenta del secondo posto e consolida ulteriormente la maglia rosa

Alberto Contador sempre più “signore” del Giro, e per un giorno si traveste anche da Babbo Natale. È immenso lo spagnolo anche quando non vince, perché ci sono occasioni speciali in cui regalare la vittoria vale più cento trionfi.

Il ciclismo da sempre è ricco di gesti e sentimenti nobili, e quello della maglia rosa a Macugnaga nei confronti di Paolo Tiralongo forse resterà scolpito nella storia di questo sport. Vedere un capitano che fa vincere un suo ex gregario e amico è qualcosa di sorprendentemente insolito, quasi da libro “Cuore”. Un quadretto che riporta indietro le lancette del ciclismo a tempi lontani.

Gesto nobile quello dello spagnolo, come fu per Bugno quando al Giro del ’90 sul Pordoi regalò la vittoria al francese Mottet. Oppure per Armstrong che, al Tour del 2000 sul Mont Ventoux, lasciò passare Pantani. Sempre alla Grande Boucle anni prima era stato “generoso” Hinault con il belga Van Impe. Tiralongo si meritava questa giornata speciale. Una vita, la sua, sempre da gregario, che a 33 anni riesce a coronare un sogno con la sua prima vittoria da professionista. Aveva sempre dovuto correre nell’ombra dei suoi capitani, sputare sangue senza nulla in cambio, se non il grazie del suo capitano o un complimento del suo ds.

Tiralongo l’anno scorso era stato anche al servizio di Contador, che un anno dopo si è ricordato dell’ amico di tante battaglie regalandogli le luci della ribalta. Un premio meritato dopo una vita di fatiche. Un anno fa correvano insieme per la stessa squadra, l’Astana, e grazie al siciliano lo spagnolo ha vinto ancora una volta il Tour. Magari, ora che Tiralongo è in scadenza di contratto, forse Contador potrebbe chiedere alla Saxo Bank di riaverlo al suo fianco. Due grandi amici, dunque, Alberto e Paolo, che si sono ritrovati insieme per alcune centinaia di metri prima del traguardo di Macugnaga. Contador aveva ancora una volta fatto il vuoto, con il suo modo unico di danzare sui pedali. Aveva ripreso, con una progressione impressionante, tutti quelli che gli erano davanti (Gadret e Rodriguez), ma con l’amico stremato ha rallentato. Per un attimo l’ha superato, gli si è messo davanti per farlo rifiatare, poi sul traguardo si è fatto da parte.

Ancora un successo “made in Italy”, dunque, in tre giorni, dopo quelli di Ulissi e Capecchi. Purtroppo, però, gli italiani di classifica perdono ancora: Scarponi è sempre secondo ma a 5’18” dalla maglia rosa, e adesso si deve guardare le spalle da Vincenzo Nibali, che ha solo 34 secondi dal rivale. Tiralongo è scattato due volte negli ultimi sei chilometri: la prima l’hanno ripreso, la seconda no. Prima, in una tappa flagellata dalla pioggia e dalle cadute, ad avere la peggio erano stati l’americano Craig Lewis (fratture di costole e femore) e Marco Pinotti (frattura del bacino). Dopo quattro chilometri sono andati in fuga in 19, ma dopo una ventina di chilometri sono stati ripresi. Al km 48 sono partiti allora Bak, Rabottini e Pineau. Il loro vantaggio massimo è schizzato a 12 minuti. Dopo il Gpm del Mottarone ai tre si è aggregato Garzelli, quindi in discesa Cherel e Tschopp. Tutti poi ripresi dal gruppo, gli ultimi ad arrendersi a 13 km dal traguardo Pineau e Rabottini. A sei chilometri è partito fortissimo Tiralongo, è andato a chiudere su di lui Di Luca, ma al secondo affondo il siciliano è riuscito ad andarsene. Nessuno è più riuscito a riprenderlo: hanno tentato Rodriguez, poi Gadret. Finché a “proteggere” l’amico si è mosso Contador.

Mancano due tappe alla fine del Giro, ma l’ultima vera insidia per la maglia rosa è domani sul Colle delle Finestre e all’arrivo di Sestriere, minacciato dai ‘No Tav’. Nel 2005 fu lì che Savoldelli vinse il suo Giro. Nibali e Scarponi non possono più fare calcoli, sono costretti ad attaccare. E magari adesso Contador contro di loro, oltre ai tanti spagnoli in gruppo, avrà nell’Astana un alleato in più.

Intervista al “Cannibale”

Pubblicato: maggio 26, 2011 in Uncategorized

Merckx “Giro troppo duro e disegnato male”

Il belga: «Contador è il nuovo cannibale. Dopato? Non ci credo». Sui rivali: «Nibali & C. dovevano attaccarlo a turno e con un po’ più di fantasia»

Mi spiace per i corridori italiani, ma contro un Contador così c’è davvero poco da fare…». Secondo Eddy Merckx il successo finale del fuoriclasse spagnolo è ormai scritto. E lui se ne intende di Giri d’Italia: ne ha vinti cinque, più altrettanti Tour de France e una Vuelta. Dunque nessuno più di lui può parlare di grandi corse a tappe.

Merckx, le sta piacendo questo Giro?
«Sì e no. Ho apprezzato molto la grande dimostrazione di forza di Contador, ma adesso la lotta vera in classifica è per il secondo posto. Il che, sinceramente, toglie un po’ di interesse alla corsa».

Ma non potrebbe ancora succedere qualcosa di clamoroso? Contador è davvero in una botte di ferro?
«Alberto è troppo superiore. In salita non ha rivali, a cronometro è il migliore di tutti i pretendenti alla maglia rosa. Ripeto: soltanto un imprevisto potrebbe fermarlo».

Magari sabato, nella penultima tappa sullo sterrato del Colle delle Fenestre, soprattutto se dovesse piovere…
«Appunto: stiamo ipotizzando situazioni estreme, di condizioni ambientali al limite. Senza qualche evento eccezionale, Contador arriverà in rosa a Milano».

Che cosa avrebbero dovuto, o magari potranno ancora inventarsi, i suoi rivali per provare almeno a metterlo in difficoltà?
«Nibali e Scarponi, ma anche Kreuziger e Menchov, avrebbero dovuto cercare di isolarlo e attaccarlo a turno e con maggior fantasia, anche perché non mi pare che Contador abbia una squadra eccezionale. Va detto però che Alberto sulle montagne di questo Giro mi ha ricordato Marco Pantani quando vinse sull’Alpe d’Huez. Imbattibile».

Qual è secondo lei il segreto di Contador?
«Sacrificio e applicazione, ma soprattutto madre natura».

Le accuse di doping al Tour 2010?
«Non ho elementi, ma non ci credo».

Lei era il Cannibale, Contador che cosa potrà diventare?
«È già il numero uno nelle grandi corse a tappe e potrebbe vincere anche grandi classiche come Amstel, Freccia e Liegi. È lui il Cannibale del terzo millenio».

Pregi e difetti di questo Giro a 4 giorni dal termine.
«Veder danzare Contador in salita è stato uno spettacolo. Non mi è piaciuta invece l’eccessiva durezza del percorso: su tracciati così massacranti, la lotta per la maglia rosa si restringe a pochissimi corridori».

Qualcuno si è lamentato di come fossero concentrate in pochi giorni le salite più impegnative.
«E con ragione. Avrei distribuito meglio le montagne invece di metterle quasi tutte nel penultimo weekend. E nella terza settimana avrei disegnato anche qualche tappa per i velocisti, che invece sono tornati a casa già a metà Giro. Una cosa non bella, che non fa onore alla corsa».
Qualcuno degli sprinter, prima di andarsene, si era anche attaccato alle ammiraglie in salita…
«Chi bara deve essere cacciato. Io nelle tappe più dure avrei messo un commissario di giuria anche sull’elicottero».

Purtroppo questo Giro verrà ricordato soprattutto per la morte di Wouter Weylandt.
«Terribile, una tragica fatalità. Ma non è stata colpa di nessuno, Wouter era uno dei migliori giovani del mio Paese, un bravo corridore. Non c’entrano le misure di sicurezza, nel ciclismo cè sempre un margine di rischio».

Che effetto le ha fatto tornare da commentatore tv al Giro, nel quale lei vestì per 77 volte la maglia rosa?
«L’Italia mi emoziona sempre. Ho corso nove stagioni nelle vostre formazioni (Faema e Molteni, ndr) e imparai da Vittorio Adorni i segreti per vincere le grandi corse a tappe. In nessun altro Paese al mondo ho trovato fra la gente tanta passione e tanta competenza».

Tragedia in Spagna, muore Tondo

Pubblicato: maggio 23, 2011 in Uncategorized

Il ciclista è rimasto intrappolato fra l’auto e il portone del garage. Si stava preparando per il Tour

Il ciclista spagnolo della Movistar Xavier Tondo, 32 anni, è morto oggi in un incidente in una stazione sciistica della Sierra Nevada, in Andalusia. Lo ha reso noto la polizia di Granada. Stando alle prime indicazioni Tondo, vincitore quest’anno del Giro della Castiglia-Leon, è rimasto incastrato fra la propria auto e la porta di un garage che si stava richiudendo. La polizia sta procedendo ad accertamenti sulle circostanze dell’ incidente. Stando alla guardia civil di Granada, lo sportivo sarebbe «morto sul colpo». Tondo, professionista dal 2003, si trovava nella Sierra Granada per un periodo di allenamento in altitudine con altri ciclisti iberici. Con lui si trovava in particolare lo spagnolo della Euskaltel Benat Intxausti. È stato proprio Intxausti, poi ascoltato dalla Guardia Civil, a trovare il corpo del ciclista.

Nato a Tarragona il 5 novembre del 1978, Tondo aveva debuttato da professionista nel 2003 con la Paternina-Costa de Almeria. Fra i suoi migliori risultati si segnalano il successo al Giro del Portogallo (2007) e le vittoria di tappa alla Parigi-Nizza e al Giro di Catalogna nel 2010. L’anno scorso era stato gregario di Carlos Sastre al Giro d’Italia. Dopo l’addio alla Cervelo, quest’anno era stato ingaggiato dalla Movistar Team con cui aveva vinto la Vuelta a Castilla y Leon.

Alberto Contador, maglia rosa del Giro, ha annullato la conferenza stampa che aveva in programma in segno di lutto per la scomparsa del collega Xavier Tondo. «La vita è ingiusta, e a volte è difficile comprenderla», ha commentato Contador via Twitter. «Non ci posso ancora credere, è morta una persona incredibile che amava questo sport», ha aggiunto il dominatore del Giro su Tondo. «Le mie più sincere condoglianze a tutta la sua famiglia. Xavier, mi mancherai: riposa in pace», è la conclusione del messaggio di Contador.

Dolore è stato espresso da un altro spagnolo che sta correndo al Giro, il vincitore di un Tour Carlos Sastre, che con Tondo ha corso l’anno scorso nella squadra Cervelo. Sastre è stato avvisato mentre stava andando ad allenarsi. «È stata una mazzata, una in più durante questo Giro», ha commentato lo spagnolo facendo riferimento anche alla morte in corsa, proprio durante questo Giro, del belga Wouter Weylandt. «Sono veramente costernato – ha aggiunto Sastre -. L’anno scorso avevamo fatto parte della stessa squadra, e avevo avuto modo di apprezzare le sue qualità umane ed agonistiche. Ancora non abbiamo superato la choc della morte di Weylandt ed ora è arrivata quest’altra pessima notizia. Le circostanze in cui Tondo se n’è andato rendono tutto ancor più doloroso».

Abbiamo provato a batterlo ma non ci siamo riusciti.
Un secondo posto dietro Alberto andrebbe anche bene, lui nelle corse a tappe è il più forte di tutti, abbiamo provato a batterlo, finora non ci siamo riusciti, in futuro chissà».

Manca ancora una settimana alla fine del Giro d’Italia, ma ormai le gerarchie sembrano definite: Vincenzo Nibali ammette chiaramente che a questo punto il suo obiettivo è arrivare dietro allo spagnolo. «Abbiamo cercato di rendergli la vita dura – dice il messinese nell’ultima giornata di riposo – per ora è lui il leader ed è tutto meritato, gli faccio i complimenti. Se deve vincere questo Giro nelle tappe che restano cercherò almeno di farglielo sudare». «Mi aspettavo un Contador così forte – continua Nibali -, per me è sempre stato un corridore di riferimento, ammiro la sua capacità di scattare a ripetizione in salita».

Il capitano della Liquigas ha infine ricordato con commozione lo spagnolo Tondo Volpini,morto oggi in un incidente domestico: «Sono sconcertato, non riesco a capire come sia potuto accadere, è un incidente veramente strano. È stato un mio grande rivale, lo ricordo sempre sorridente, è un amico che se ne va».

Tifosi contro Contador

Pubblicato: maggio 22, 2011 in Uncategorized

Accusato per il taglio del Crostis. La protesta fa rivedere il percorso

Nella tappa più attesa, con l’arrivo nello «stadio naturale» sullo Zoncolan, il Giro ha vissuto una delle giornate più buie della sua storia. Cominciamo dal fondo, dal successo solitario di Igor Anton che sulle rampe finali ha lasciato a intervalli crescenti Contador, Nibali, Scarponi e Menchov. In classifica lo spagnolo ha così superato Scarponi al 3° posto e avvicinato a 1″ Nibali, sempre 2° ma più distante dal leader Contador che per la prima volta è stato insultato lungo la strada e sonoramente fischiato sul podio del Giro.

Tutto era cominciato la sera prima, quando il presidente di giuria Thierry Diederen, belga, aveva comunicato in extremis che sarebbe stato cancellato dal percorso il Monte Crostis, compresa ovviamente la discussa discesa verso Ovaro prima del finale sullo Zoncolan. Motivo: l’impossibilità di far passare sul Crostis le ammiraglie e di assicurare «la regolarità sportiva della gara».

In sostanza aveva prevalso la tesi del team Saxo di Contador, in grado di convincere altre 14 squadre e mettere così in minoranza Liquigas (di Nibali), Lampre (Scarponi), Androni (Rujano), Acqua & Sapone (Garzelli) e Farnese (Visconti). Un colpo di mano vero e proprio, un’imboscata al Giro considerato che i problemi di viabilità in quella tappa erano noti da mesi e ancora 7 giorni fa le squadre avevano ricevuto dalla direzione di corsa tutte le informazioni necessarie.

Perché allora intervenire solo poche ore prima della tappa? «Perché il ciclismo mondiale è gestito da incapaci – ha tuonato Angelo Zomegnan, direttore del Giro – e i team manager sono dei codardi che amano seguire le tappe sulle loro ammiraglie con aria condizionata e tv, trasgredendo tra l’altro le norme del codice della strada». Una lotta di potere: l’Uci usa ogni mezzo per fare del ciclismo un proprio business, organizzare direttamente le corse e tenere sotto controllo i principali team, che però reclamano maggior potere minacciando la federazione di creare una Lega autonoma fuori dall’Uci. Naturalmente nessuno tiene conto del patrimonio più prezioso del ciclismo: la passione della gente.

Sono stati almeno un centinaio gli uomini che dal 27 aprile scorso hanno lavorato gratis per sistemare sulla discesa del Crostis un nuovo fondo di catrame, 300 materassi sulle curve e centinaia di metri di reti a protezione degli strapiombi. E molti di loro, con altre decine di persone, venerdì notte avevano pernottato lassù per proteggere il passaggio della corsa. Per non parlare del milione di euro speso per la tappa e dell’opera di 2000 tra alpini e uomini della protezione civile. Tanto che anche Gianni Bugno, presidente dell’Associazione mondiale corridori, aveva dato il suo ok. Tutto inutile.

La direzione di corsa ha così dovuto disegnare un percorso alternativo. Che però ha creato un altro grottesco colpo di scena. Ore 15,58 di ieri: i corridori erano ormai a 40 km dal traguardo quando via radio è stato comunicato alle ammiraglie che anche la salitella su Taulis, messa al posto del Crostis, veniva cancellata e il tracciato accorciato di 10 km.

La motivazione sarebbe emersa poco dopo: molti tifosi infuriati, che avevano listato a lutto la piazza Giro d’Italia di Taulis e issato cartelli minacciosi contro Contador e Riis, volevano invadere la sede stradale e bloccare la corsa malgrado l’intervento di 40 uomini della Questura. «Sul Crostis avremmo rischiato troppo – aveva infatti dichiarato la Maglia Rosa al via -. È stato molto meglio cancellarlo». L’impressione è che da oggi – sulle salite di Piancavallo, Forcella Cibiana, Giau, Marmolada e Gardeccia – a domenica prossima il Giro di Contador sarà un po’ più duro.

Contador sferra il colpo da ko

Pubblicato: maggio 20, 2011 in Uncategorized


Il campione spagnolo lascia il successo di tappa a Rujano e stacca gli inseguitori di un minuto e mezzo

Alberto Contador chiarisce che il Giro ha un solo padrone. Lo spagnolo sul traguardo del Grossglockner in Austria, sul tratto più duro della salita lascia sui pedali tutti i suoi principali avversari e solo il venezuelano José Rujano è in grado di contenere la sua progressione. Sotto lo striscione Contador lascia la tappa a Rujano («È un gran campione, mi ha dato una mano», lo ringrazia il sudamericano) ma guadagna oltre un minuto e mezzo (più altri dodici secondi di abbuono) su Nibali e Scarponi.

CLASSIFICA – Ora Lo spagnolo della Saxo Bank aumenta il vantaggio a 3’09” su Vincenzo Nibali e a 3’16” su Michele Scarponi

TAPPONI – Sabato altro tappone di montagna, Lienz-Zoncolan di 210 km, con i passi di monte Croce Carnico, Sant’Antonio, Mauria, la salita inedita del Crostis e soprattutto l’arrivo sul durissimo Zoncolan. Domenica la Conegliano-Gardeccia di 229 km con in mezzo le salite di Piancavallo, passo di S.Osvaldo, Forcella Cibiana, Giau (Cima Coppi a 2.236 metri), Fedaia e arrivo in salita a Gardeccia in val di Fassa. Insomma, montagne a volontà.

Grande il nostro Davide Apollonio

Pubblicato: maggio 18, 2011 in Uncategorized

Tappa al britannico: «Io attaccato alle ammiraglie? Solo invidia». Petacchi attacca: «Io posso guardarmi allo specchio: il Giro lo faccio in bici…»

Dopo il giorno di riposo, la decima tappa del Giro, da Termoli a Teramo, offriva una delle ultime opportunità ai velocisti, che infatti si sono presentati in gruppo compatto sul lungo rettilineo d’arrivo. Nella volatona in leggera pendenza Petacchi è partito un po’ troppo lungo ed è stato così rimontato inesorabilmente da Cavendish, che si è preso la rivincita della sconfitta di Parma, e anche da Ventoso, finito secondo alle spalle dell’inglese.

Nulla è cambiato in classifica, ma nel gruppo è scoppiata la rabbia di alcuni sprinter che serpeggiava fin dal mattino. «Cavendish deve già essere contento se è ancora in corsa – aveva tuonato prima del via lo spagnolo Ventoso -. Domenica doveva essere squalificato perché si era attaccato alle ammiraglie salendo sull’Etna», dove il velocista dell’Isola di Man era arrivato soltanto 25” prima dello scadere del tempo massimo, oltre il quale erano giunti invece gli australiani Brown e McEwen, esclusi così dalla corsa. «In gruppo bisognerebbe parlare di certe cose, perché è una vergogna – ha aggiunto Ventoso -. Ci facciamo tutti il mazzo per arrivare al traguardo entro il tempo massimo, ma qualcuno si fa portare su dalle macchine mentre i giudici guardano da un’altra parte». Furioso anche Belletti, ieri 17°: «Con Cavendish c’erano pure dei velocisti italiani. Dovrebbero vergognarsi. Avevano quasi un’ora di ritardo, eppure me li sono visti quasi rientrare nel mio gruppetto, attaccati alle auto. Andavano cacciati». E invece – sempre secondo le accuse – uno di loro ieri ha vinto la tappa. Petacchi ha preferito stemperare i toni e tirarsi fuori: «Io sto facendo tutto il Giro in bicicletta e la mattina mi guardo allo specchio senza problemi. Se qualcuno non può fare altrettanto non è affare mio e non mi interessa». Appollonio, buon quinto, ha sorriso sornione e sibillino: «La giuria sulla salita dell’Etna ha visto tutto quello che doveva vedere, se non ha preso provvedimenti significa che andava bene così».

Ma davvero Cavendish aveva scalato l’Etna attaccato all’ammiraglia e con la complicità della giuria, evitando così l’esclusione dalla corsa? «È la solita storia – si è schermito l’inglese dopo la sua prima vittoria in questo Giro -. Chiedete a Chicchi, che era nel mio gruppetto, se mi hanno aiutato le auto». Ventoso ha giurato di sì. «Ce l’ha con me da tempo, se mi mettessi anche io a dire certe cose di lui… La verità è che, anche se accosto per fare pipì o cambio una ruota o mi fermo a sentire una banda che suona, c’è sempre un commissario che mi controlla fino a quando non riparto. Eravamo in sei in quel gruppetto di ritardatari e abbiamo pedalato verso il traguardo come se per noi restare in corsa fosse la cosa più importante della nostra vita». Eppure capita spesso che qualcuno se la prenda con Cavendish: forse perché l’inglese non è sempre irreprensibile in volata? «Io scorretto? Non mi pare proprio. Forse qualcuno è geloso delle mie vittorie».

Capita, ai big, di essere nel mirino. E ieri dopo la tappa è successo anche a Contador, che non si è presentato alla conferenza stampa: assente ingiustificato, tanto che la direzione di corsa gli ha rifilato 800 euro di multa. La Maglia Rosa pare quasi invulnerabile, se riesce anche a risparmiarsi le quotidiane (e obbligatorie) fatiche mediatiche chi mai potrà batterlo?

Contador tappa e maglia rosa

Pubblicato: maggio 15, 2011 in Uncategorized

Sull’Etna spettacolare azione dello spagnolo, che stacca Nibali e Scarponi, rivali per la vittoria finale e vince per distacco davanti a Rujano

LA SPALLATA di Alberto Contador. L’arrivo sull’Etna è già una svolta importante per il Giro d’Italia. Contador il calcolatore, il centellinatore di energie, lascia spazio al drago Contador, che piazza una sparata impressionante nella salita finale. Non lo Zoncolan, ma una ascesa con pendenze tutto sommato pedalabili sulle quali è difficile fare la differenza. Lo spagnolo invece la fa e come, esibisce una voracità che non gli conoscevamo: stravince, prende la rosa, manda messaggi a tutti, Tas compreso. Non dimentichiamo infatti che solo a fine giugno ci sarà il giudizio sul ricorso dell’Uci circa la tesi della bistecca ‘dopante’ assunta dallo spagnolo al Tour, accettata dalla federazione iberica che lo ha assolto, non mandata giù da quella internazionale. Scarponi è quello che prova a resistere, pagando puntualmente la sua generosità. Nibali invece accetta la sconfitta, sale del proprio passo limitando i danni, ma di certo il pubblico siciliano si attendeva ben altro dall’enfant du pays.

CONTADOR NON REGALA NIENTE – “Stavo bene, le gambe giravano ed io in questi casi provo l’attacco – spiega Contador -. L’unico dubbio che avevo era il forte vento contrario, ma sono partito ugualmente. Mi fa piacere aver dato spettacolo, è un modo per ripagare la gente che mi incita costantemente. Vittoria finale ipotecata? Manca tanto, il Giro è appena cominciato…”. Dicevamo della voracità di Contador, che tenta reiteratamente, riuscendoci, di togliersi di torno Rujano, ‘reo’ di non avergli dato un cambio nello sforzo finale. Lo spagnolo comunque maschera il comportamento: “Per me lasciargli la tappa non era un problema, ma bisogna capire che verso l’arrivo dovevo spingere al massimo per guadagnare più secondi possibile, e Rujano non è riuscito a tenere il mio ritmo”. Non fa una piega.

I GIOCHI TATTICI – Si può dire che, anche se le pendenze sono ben diverse e quindi il paragone regge parzialmente, gli ultimi km della salita verso l’Etna, per paesaggio lunare e soprattutto per la fiammata di Contador, ricordano le sfide del Tour sul Ventoux. In precedenza la frazione sembra però svilupparsi più che altro intorno a temi tattici. Fuga di nove uomini: Savini, Bakelandts, Cherel, Frank, Horrach, Vanotti, Lastras (22” da Weening, a lungo rosa virtuale), Visconti e Popovych. Azione vera, partorita al km 50 dopo una serie infinita di tentativi, tutti puntualmente rintuzzati dal gruppo. Il drappello si fa la prima scalata dell’Etna senza scossoni, mentre ci si interroga su come i leader delle squadre interpreteranno la corsa. Nibali e Joaquin Rodriguez hanno due uomini davanti (Vanotti e Horrach), mentre la Lampre di Scarponi si incarica del grosso del lavoro per limitare il margine.

POI I FUOCHI ARTIFICLIALI – Nell’ultima ascesa, fuochi artificiali. L’ex maglia rosa Weening si pianta senza appello (perderà quasi 7′), mentre Contador pone le basi per sfilargliela. Il suo è uno scatto bruciante: “E’ stata una vera e propria fucilata – spiega Vincenzo Nibali – che ci ha sorpreso. Ha dimostrato di avere una marcia in più, io ho preferito salire del mio passo senza reagire e penso di aver fatto bene. Scarponi ha provato a stargli dietro ed ha pagato”. Già, Scarponi. Il marchigiano è l’unico che accetta la sfida di Contador, e per questo va apprezzato. Gli va male, ma ha il coraggio di rischiare. “Quando sono arrivato sulla ruota di Contador ho provato a respirare un po’, ma quando lui è scattato di nuovo è stato un casino…”, è il commento colorito di Scarponi. Una volta seminato anche Scarponi, per Contador inizia una vera e prorpia cronometro. Quel che rimane del drappello dei fuggitivi (l’ultimo a tenere è Bakelandts) viene passato a doppia velocità. Resiste solo Rujano, ma Contador doveva riempire una casella: al Giro 2008 aveva vinto la classifia finale senza conquistare una tappa, si è già superato.